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Unione Europea giovani

Giovani, più fondi nel Bilancio UE 2018

I giovani e il Parlamento europeo

Il Parlamento europeo ha approvato con 295 voti favorevoli, 154 contrari e 197 astenuti il Bilancio dell’Unione 2018. Il testo, dopo un ampio dibattito, è stato modificato per eliminare i tagli alle politiche per la “crescita ed occupazione”, in precedenza operate dal Consiglio. Quest’ultimo, nell’ultima bozza inviata ai parlamentari europei, aveva chiesto un taglio di 750 milioni di euro a tali politiche. La proposta non ha convinto gli europarlamentari, che hanno deciso di eliminare i tagli e trovare ulteriori risorse in favore dei giovani. In più, l’Iniziativa per l’occupazione giovanile ha ricevuto ulteriori 116,7 milioni di euro, raggiungendo la somma di 350 milioni.

La decisione è stata operata per contrastare gli ancora elevati tassi di disoccupazione degli Under 35 in tutto il territorio europeo, in particolare nei Paesi mediterranei come l’Italia.Leggi tutto »Giovani, più fondi nel Bilancio UE 2018

Piano emergenza ed evacuazione, quando serve?

Cos’è il Piano Emergenza ed Evacuazione?

Avete mai sentito “prevenire è meglio che curare”? Ecco, il Piano Emergenza ed Evacuazione (di seguito anche PEE per brevità) serve proprio a quello, a prevenire. Quando si affronta una situazione emergenziale si cerca sempre di sopravvivere, lo fanno tutti e non è necessario nasconderlo. Ovviamente per “salvare la pelle” a tutti negli ambienti di lavoro c’è bisogno di preparazione, non si può affidare completamente sé stessi al rapido intervento dei Vigili del Fuoco, dei Carabinieri, del 118 o degli altri soccorritori del sistema di sicurezza nazionale.

Il Piano di Emergenza ed Evacuazione definisce i ruoli, ovvero le responsabilità, e le procedure da attuare in caso di emergenza. Ad esempio: sono presenti le planimetrie dei locali, i nominativi degli Addetti alle Emergenza (che devono essere debitamente formati per questo), i numeri utili da chiamare in caso di necessità. Insomma, tutto sistemato, organizzato e procedurizzato affinché l’eventuale emergenza, il Signore ce ne scampi, si risolva nel miglior modo possibile.

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Resto al Sud

Resto al Sud, finanziamento per nuove imprese nel Meridione

Una Napoli insolitamente fredda e ventilata ha accolto la premiere di Resto al Sud, il finanziamento rivolto ad Under 35 per l’apertura di nuove imprese nel Meridione. La proposta del Governo italiano, lanciata a giugno con il Decreto Legge Mezzogiorno (D.L. 91/17), è stata fin da subito accolta con entusiasmo e al Castel Dell’Ovo, luogo della presentazione, il pubblico era molto folto.

Cosa è Resto al Sud?

E’ un incentivo per la creazione di nuove imprese in tutti i settori, eccetto commercio e liberi professionisti. Esso è rivolto agli Under 35 – ovvero tra i 18 anni e i 36 anni non compiuti al 21 giugno 2017 – residenti al Sud (Abruzzo, Basilicata, Calabria, Campania, Molise, Puglia, Sardegna e Sicilia) o che vi trasferiscano la residenza entro 60 giorni dall’ammissione al finanziamento.

Il Governo Gentiloni ha stanziato 1,250 miliardi di euro, di cui 750 milioni dal Fondo Sviluppo e Coesione, per finanziare Resto al Sud e le domande potranno essere inviate a Invitalia, soggetto gestore della Misura, dal 15 gennaio 2018.

L’agevolazione prevede la copertura del 100 percento delle spese ammesse a finanziamento:

  • il 35 percento a fondo perduto
  • il 65 percento con un mutuo a tasso zero, erogato dalle banche aderenti alla convenzione ABI-Invitalia stipulata a Napoli il 27 novembre 2017.

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Procedure standardizzate per la Valutazione del Rischio

Valuta il Rischio!

Il datore di lavoro deve valutare il rischio per l’igiene e la sicurezza dei lavoratori nella propria azienda. Lo ripeto: deve. Lo sottolineo: deve. Non ci sono interpretazioni o escamotage: è il datore di lavoro il principale artefice della valutazione dei rischi. La stessa normativa prevede come effettuarla e come dimostrare di aver fatto la valutazione dei rischi. Tra queste ultime modalità vi era l’autocertificazione (vedi l’articolo ad hoc), che è stata abrogata con l’approvazione e l’entrata in vigore delle Procedure standardizzate per la valutazione del rischio.

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Sicurezza sul Lavoro, devo fare la Sorveglianza sanitaria?

Un datore di lavoro mi ha incontrato alcuni giorni fa, mi ha informato di dover procedere alla valutazione del rischio e mi ha chiesto le migliori modalità per realizzare il suo scopo. Un breve colloquio, al termine del quale, mentre eravamo ai saluti, mi chiede: “Ma devo fare anche la Sorveglianza sanitaria?”.

Uhmm… argomento controverso, su cui si è acceso un dibattito proprio negli ultimi tempi a causa della Lettera circolare n. 3/2013 dell’Ispettorato nazionale del lavoro del 12 ottobre 2017 (leggi il testo qui) e su cui è intervenuto uno dei maggiori esperti nazionali di Igiene e Sicurezza sul Lavoro sul proprio blog, l’ingegner Andrea Rotella.

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