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Sicurezza

Piano emergenza ed evacuazione, quando serve?

Cos’è il Piano Emergenza ed Evacuazione?

Avete mai sentito “prevenire è meglio che curare”? Ecco, il Piano Emergenza ed Evacuazione (di seguito anche PEE per brevità) serve proprio a quello, a prevenire. Quando si affronta una situazione emergenziale si cerca sempre di sopravvivere, lo fanno tutti e non è necessario nasconderlo. Ovviamente per “salvare la pelle” a tutti negli ambienti di lavoro c’è bisogno di preparazione, non si può affidare completamente sé stessi al rapido intervento dei Vigili del Fuoco, dei Carabinieri, del 118 o degli altri soccorritori del sistema di sicurezza nazionale.

Il Piano di Emergenza ed Evacuazione definisce i ruoli, ovvero le responsabilità, e le procedure da attuare in caso di emergenza. Ad esempio: sono presenti le planimetrie dei locali, i nominativi degli Addetti alle Emergenza (che devono essere debitamente formati per questo), i numeri utili da chiamare in caso di necessità. Insomma, tutto sistemato, organizzato e procedurizzato affinché l’eventuale emergenza, il Signore ce ne scampi, si risolva nel miglior modo possibile.

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Procedure standardizzate per la Valutazione del Rischio

Valuta il Rischio!

Il datore di lavoro deve valutare il rischio per l’igiene e la sicurezza dei lavoratori nella propria azienda. Lo ripeto: deve. Lo sottolineo: deve. Non ci sono interpretazioni o escamotage: è il datore di lavoro il principale artefice della valutazione dei rischi. La stessa normativa prevede come effettuarla e come dimostrare di aver fatto la valutazione dei rischi. Tra queste ultime modalità vi era l’autocertificazione (vedi l’articolo ad hoc), che è stata abrogata con l’approvazione e l’entrata in vigore delle Procedure standardizzate per la valutazione del rischio.

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Sicurezza sul Lavoro, devo fare la Sorveglianza sanitaria?

Un datore di lavoro mi ha incontrato alcuni giorni fa, mi ha informato di dover procedere alla valutazione del rischio e mi ha chiesto le migliori modalità per realizzare il suo scopo. Un breve colloquio, al termine del quale, mentre eravamo ai saluti, mi chiede: “Ma devo fare anche la Sorveglianza sanitaria?”.

Uhmm… argomento controverso, su cui si è acceso un dibattito proprio negli ultimi tempi a causa della Lettera circolare n. 3/2013 dell’Ispettorato nazionale del lavoro del 12 ottobre 2017 (leggi il testo qui) e su cui è intervenuto uno dei maggiori esperti nazionali di Igiene e Sicurezza sul Lavoro sul proprio blog, l’ingegner Andrea Rotella.

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Definizioni, Sicurezza sul Lavoro: il datore di lavoro

Di cosa stiamo parlando? Dell’aspetto basilare legato al datore di lavoro: la sua definizione ai sensi del decreto legislativo 81/08. In questo articolo forniremo uno spaccato su quanto prescritto nell’articolo 2, accennando alla sua posizione globale.

La definizione normativa

La definizione del decreto legislativo 81/08 per il datore di lavoro, contenuta nell’art. 2, descrive questa figura come:

«”datore di lavoro”: il soggetto titolare del rapporto di lavoro con il lavoratore o, comunque, il soggetto che, secondo il tipo e l’assetto dell’organizzazione nel cui ambito il lavoratore presta la propria attività, ha la responsabilità dell’organizzazione stessa o dell’unità produttiva in quanto esercita i poteri decisionali e di spesa. Nelle pubbliche amministrazioni di cui all’articolo 1, comma 2, del decreto legislativo 30 marzo 2001, n. 165, per datore di lavoro si intende il dirigente al quale spettano i poteri di gestione, ovvero il funzionario non avente qualifica dirigenziale, nei soli casi in cui quest’ultimo sia preposto ad un ufficio avente autonomia gestionale, individuato dall’Organo di vertice delle singole amministrazioni tenendo conto dell’ubicazione e dell’ambito funzionale degli uffici nei quali viene svolta l’attività, e dotato di autonomi poteri decisionali e di spesa. In caso di omessa individuazione, o di individuazione non conforme ai criteri sopra indicati, il datore di lavoro coincide con l’Organo di vertice medesimo».

 

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