Schede di sicurezza, cosa sono?

Mi capita spesso di dover chiedere ai datori di lavoro la raccolta, catalogazione, studio ai fini della valutazione dei rischi e messa a disposizione dei lavoratori delle schede di sicurezza. Ed oggi voglio soffermarmici un attimo, senza pretesa di esaustività e di completezza (esistono innumerevoli pubblicazioni in tal senso facilmente raggiungibili sui motori di ricerca).

Il rischio chimico è forte in tutte le tipologie di aziende, data la pervasività di soluzioni e miscele utilizzate in qualsivoglia ciclo produttivo, dal semplice lavaggio delle stoviglie fino alla produzione di innumerevoli prodotti. Eppure le più banali regole vengono spesso disattese. Stoccaggi erronei (recipienti senza etichette, travasi non autorizzati), uso non conforme (dosi e modalità di utilizzo erronei e spesso ad alto rischio), mancanza di istruzioni chiare e di una corretta informazione di quanti li utilizzano.

Mi trovavo a parlare con un distributore e ci siamo raccontati un paio di storie, che voglio condividere con voi sulle schede di sicurezza.

Il Primo caso

Il primo: il detersivo per piatti no foam. In una piccola rosticceria, dove si usa quasi esclusivamente confezionamento monouso (il lavaggio è per le pentole usate nelle preparazioni e pertanto abbastanza limitato), il costo dei detergenti ha superato di gran lunga i €200 euro mensili. Il problema era l’addetto al lavaggio abituato al detersivo per piatti domestico e alla sua capacità di fare schiuma. Nessuno gli ha spiegato il corretto utilizzo del detergente concentrato industriale, che non fa schiuma per evitare sperperi di acqua, e nessuno gli ha messo a disposizione una scheda informativa (una sintesi della scheda di sicurezza o un cartello sintetico), e visto che nessuna schiuma veniva prodotta lui rincarava la dose, rincarando il conto per il proprietario. Nessun danno evidente alla salute dell’addetto in questo caso, ma sicuramente una ripercussione sull’ambiente e sui costi aziendali per l’erroneo utilizzo del prodotto.

Il Secondo caso

Secondo caso: la vetrina e la citazione in giudizio. Un signore, proprietario di un locale, ha acquistato dal distributore un prodotto per pulire la vetrina professionale. Anche in questo caso un utilizzo poco accorto ha portato a risultati simpatici e assurdi.
Dopo una settimana dall’acquisto si è presentato con la minaccia di citazione in giudizio in quanto la vetrina era divenuta completamente opaca a causa del prodotto utilizzato per la sua pulizia.
Il distributore si fa consegnare la confezione e nota che era quasi vuota, chiede spiegazioni e l’imprenditore dice di averlo utilizzato quasi tutto per pulire quella vetrina. Anche in questo caso nessuno ha letto le istruzioni di utilizzo, che evidenziavano la presenza di una sostanza repellente dell’acqua, per mantenere a lungo lo splendore delle vetrine, e della necessità di evitare sovradosaggi perché l’accumulo avrebbe prodotto un opacizzazione della superficie.

Terzo caso: l’agricoltore e la cabina solare. Un agricoltore non poteva tenere nel casotto i prodotti chimici, in quanto era venuta meno l’agibilità del locale ed occorrevano ristrutturazioni troppo costose. Dovendo mantenere lontano dai nipoti gli agenti usati nei campi compra un armadio metallico totalmente chiuso. Uno simile a quelli usati per il contenimento dei fucili da caccia, e lo posiziona nei pressi del già citato casotto. Peccato che la mancata areazione e il posizionamento a sud avessero creato un forno. Così ad ogni apertura l’anziano respirava boccate di sostanze chimiche contenute in confezioni non sempre a tenuta ermetica. Morale della favola, l’anziano è quasi svenuto e ha capito di dover migliorare la conservazione.

Conclusioni

In conclusione, vi ho parlato poco di schede di sicurezza, ma in esse troverete molte informazioni:

  • dalla composizione del prodotto,
  • alla sua pericolosità per l’uomo e per l’ambiente,
  • a come agire in caso di incendio o di primo soccorso, chi chiamare per saperne di più in caso di emergenza.

Per essere più esaustivi vi riporto l’elenco dettagliato (fonte Wikipedia) della Scheda di sicurezza europea:

  1. identificazione della sostanza / miscela e della società / impresa produttrice;
  2. identificazione dei pericoli
  3. misure di primo soccorso;
  4. composizione / informazione sugli ingredienti;
  5. misure antincendio;
  6. manipolazione e immagazzinamento;
  7. misure in caso di rilascio accidentale;
  8. controllo dell’esposizione / protezione individuale;
  9. proprietà fisiche e chimiche;
  10. stabilità e reattività;
  11. informazioni tossicologiche;
  12. informazioni ecologiche;
  13. considerazioni sullo smaltimento;
  14. informazioni sul trasporto;
  15. informazioni sulla regolamentazione;
  16. altre informazioni.

Ah, visto che molti non fanno nulla finché non c’è sanzione. Il datore di lavoro deve consentire ai lavoratori il pieno accesso alle informazioni sulle sostanze e le miscele da loro utilizzate. Se non avviene può essere punito con una sanzione da €15.000,00 a €90.000,00.

Per maggiori informazioni, contattaci

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